sabato 29 gennaio 2011

Egidio Pasetto : dopo l'accordo Fiat la posizione di Federmeccanica ...

Da "Il giornale di Vicenza"  - Venerdì 28 Gennaio 2011

Il progetto
non ideologico
di Federmeccanica

di Egidio Pasetto

Secondo Federmeccanica c'è una parte dell'industria italiana che da tempo sta facendo i conti con la globalizzazione. Per continuare a competere, questa parte dell'industria - composta per lo più da grandi e medie imprese - ha l'esigenza di superare i vecchi riti della negoziazione sindacale. Queste imprese devono dunque costruirsi un proprio livello di contrattazione, mentre le altre aziende che non hanno questa necessità si avvarranno del contratto nazionale. L'idea di Federmeccanica è, in realtà, molto più radicale di quella di Marchionne, perché certifica la fine del contratto nazionale omnicomprensivo ed avvia una fase in cui esiste un solo livello contrattuale, invece dei due attualmente esistenti. Il cambiamento è epocale. Per i metalmeccanici significa modificare una storia iniziata nel 1962 e che ha visto, con alterne fortune, contratti nazionali molto robusti, ed una contrattazione aziendale diffusa (circa 10 % delle aziende, oltre il 30% degli addetti). Le scelte che vengono compiute ora sono la presa d'atto di una storia conclusa. Perché sta succedendo tutto questo? È vero che siamo in presenza di un disegno ideologico di rivincita sulle condizioni di lavoro e che tutto ciò giustifica una reazione di pari grado?Le letture ideologiche impediscono di capire come stanno davvero le cose, e rischiano di creare ulteriori vincoli in un sistema industriale che già presenta molti segnali di debolezza per la sua difficoltà di rispondere alle trasformazioni dei modi di produzione. Sono due, in particolare, gli aspetti di cui tenere conto. Innanzitutto le nuove tecnologie e il peso della comunicazione nei processi organizzativi presuppongono una partecipazione consapevole del singolo, senza la quale nessuna operazione complessa risulta possibile. In secondo luogo, per avere organizzazioni snelle sono necessari meccanismi organizzativi flessibili e condivisi. Qualsiasi conflitto - sindacale, individuale, fra manager e proprietà - non sono riassorbibili. A questa debolezza si deve aggiungere un sistema fiscale che porta ad un costo del lavoro fra i più alti al mondo, e ad una retribuzione tra le più basse d'Europa. Le debolezze del sistema industriale italiano hanno prodotto un sistema di relazioni formali e, soprattutto, informali, su cui l'impresa ha costruito il consenso in questi anni. Il compromesso ideologico di tale consenso si è basato sul presupposto che i problemi dell'impresa siano solo all'esterno dei cancelli. Tuttavia, negli ultimi anni ci siamo accorti che il sistema industriale italiano è in difficoltà non solo perché fuori dai cancelli le cose non funzionano (fiscalità, giustizia civile, infrastrutture, pubblica amministrazione), ma anche perché la produttività è ferma da oltre 15 anni. Le imprese hanno perciò l'obbligo di reagire. La riforma delle relazioni industriali è senza alternative, perché per effettuare i necessari investimenti in capitale umano, nuove tecnologie e infrastrutture organizzative, è necessaria una struttura contrattuale che, rispettando le autonomie di tutti, crei condizioni minime di certezza. Marchionne e Federmeccanica stanno perciò cercando una risposta a questi problemi, anche se nel loro approccio non mancano punti deboli. Il modello contrattuale proposto deve essere rafforzato con la costruzione di un contratto unico del manifatturiero e una coerente riforma del welfare (salario minimo, flexsecurity, formazione permanente, ecc). Infine, è ora che si torni a fare politica industriale, a partire da una politica fiscale che riduca la pressione sul lavoro e rilanci per questa via le retribuzioni e, dunque, i consumi interni, senza i quali non ci sarà mai una ripresa vera.

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